mercoledì 23 dicembre 2020

“Passo dopo passo"

“Mancano 35 giorni alla Festa”

“Come 35? Oggi è il 23 Dicembre, antivigilia!”

“Beh, il 29 Gennaio, tra 35 giorni, celebreremo un’altra festa. Esattamente il nostro decimo compleanno”


Con il primo incontro di una quindicina di bambini alla loro prima esperienza di scautismo, il 29 gennaio 2011 si dava avvio ufficialmente al gruppo scout laico del CNGEI sul territorio di Ariccia. Un progetto ambizioso nato nell’estate precedente dalla volontà di due capi che provenivano da un’altra associazione e che si vedevano pienamente rappresentati dai valori del CNGEI. Senza una sede, senza ragazzi, senza il numero sufficiente di adulti per iniziare, ma con tanta, tantissima voglia di intraprendere questa nuova avventura per far crescere lo scautismo laico ai Castelli Romani. Il primo di una lunga serie di passi.

Il progetto, battezzato subito “la Verde Avventura” con un chiaro richiamo al colore dell’uniforme associativa e alle attività scout a contatto con la natura, prendeva vita sotto una buona stella. Da subito gli scout del CNGEI di Ariccia, inizialmente sostenuti dalla Sezione CNGEI di Roma e censiti come Roma-14, si sono fatti conoscere, avviando moltissime collaborazioni con le associazioni locali e con l’amministrazione. I numeri sia dei soci che degli enti a supporto del progetto sono rapidamente cresciuti. Nel dicembre 2013, dopo soli tre anni dall’apertura, il gruppo riusciva a camminare con le proprie gambe, staccandosi dalla Sezione di Roma e costituendo la Sezione di Ariccia. Un altro piccolo passo era stato fatto e sempre più strada veniva percorsa. 
Certo non sono mancati tratti in salita, cadute lungo la strada o momenti di stasi, ma gli scout della verde avventura non si sono mai arresi. Far crescere un albero richiede tempo.  I Lupetti si sono fatti Esploratori prima e Rover poi, nuovi capi si sono affiancati ai fondatori della sezione, tanti piccoli passi, uno dopo l’altro. Finalmente nel 2020, in occasione della riforma del terzo settore che ha permesso all’associazione di rimettere mano agli statuti, siamo riusciti ad inserire una modifica che ci ha permesso di cambiare il nome da Sezione di Ariccia a Sezione dei Colli Albani. Un nome nuovo che meglio ci rappresenta e che meglio consente di identificarci in un territorio esteso e frazionato come quello dove la sezione opera, che va da Marino a Genzano passando per Albano, Castel Gandolfo, Ariccia e Rocca di Papa. Oggi ci affacciamo al nuovo anno, quello del decennale, con circa 100 soci tra adulti e ragazzi, con nuovi capi formati ed in formazione, una lunga lista d’attesa di bambini e ragazzi che hanno fatto domanda di iscriversi e con il progetto per l’apertura di un secondo branco, che costituirà, speriamo, il seme per l'avvio di un secondo gruppo. Ci prepariamo insieme a compiere di nuovo un passo in avanti.

Alcuni di quei Lupetti di dieci anni fa, qualcuno tra gli esploratori della prima ora, oggi si prepara a diventare a sua volta capo di altri bambini e ragazzi. Un trapasso nozioni a ciclo continuo che non ha fine. Il cucciolo d'uomo che si è presentato davanti la tana di Babbo Lupo e Mamma Lupo sulle gambe tremolanti adesso si è fatto uomo. Nuova linfa scorre nella foglia di quercia scelta 10 anni fa come logo. Passo dopo passo, tra i mille colori che il cammino ci riserva, prosegue questa magica verde avventura verso nuove orizzonti. 


“...guardate lontano, e anche quando credete di star guardando lontano, guardate ancora più lontano!” (Baden Powell)


Da parte di tutta la rinnovata Sezione dei Colli Albani , tanti auguri di Buone Feste!


mercoledì 11 dicembre 2019

Dall'albo d'oro di reparto: un'uscita alla scoperta dei Valori della nostra promessa

Il sole stava già tramontando; tutto era pronto per far partire la nostra fantastica uscita gemellata con il reparto di Lariano. Arrivati tutti nel luogo dell'appuntamento, ci siamo subito incamminati verso l'oratorio di Ariccia: l'atmosfera era allegra e spensierata e non pochi erano curiosi di conoscere il nuovo reparto. Appena arrivati ci siamo subito organizzati: ad ogni pattuglia era stato assegnato un tavolo diverso e noi corvi ci siamo subito dati da fare per preparare l'alzabandiera con la pattuglia pantere di Lariano, non senza difficoltà; nel mentre, le altre pattuglie si conoscevano, proponendo vari ban. 
Dopo il quadrato di apertura, ecco che arriva subito uno strano personaggio: è Gizzur, è disperato, ci dice che qualcuno ha nascosto tutte le stelle e non sa come affrontare il mare per ritornare a casa. Dall'altra parte i sui figli, la piccola guerriera Sigrùn e il fratellino Zenith, chiedono aiuto ad uno sciamano che spiega loro come farle riapparire. Le stelle sono state nascoste per opera di una magia da parte delle Gilde vicine, invidiose di Gizzur. I figli di Gizzur, dovranno ritrovarle e riaccenderle. Il nostro reparto quindi, in soccorso dei due ragazzi, iniziano la loro ricerca, incontrando nel loro cammino diversi personaggi. Il primo è Kochab. Divisi in bi-pattuglie, abbiamo cercato di soddisfare la domanda del nostro amico: cosa significa essere una persona d'onore?
Date tutte le nostre risposte, lo strano personaggio sembra soddisfatto: ci consegna infatti una delle tante stelle da conquistare per far tornare il cielo luminoso. Dopo una rapida pausa per sistemare le nostre cose nelle stanze, ecco che ci ritroviamo davanti Pherkad, il vecchio custode della stella: ci spiega come fare delle esche, che ci serviranno per ottenere nuove stelle; le ptg che sono riuscite a fare più esche di tutti sono quelle delle tigri e dei fox, arrivando a 135.
Dopo la cena ci prepariamo tutti per il fuoco serale, gestito dalle tigri e dai fox: ogni ptg deve creare una scenetta e un canto incentrati sulla sincerità. Terminato il fuoco ci siamo diretti verso le stanze, stanchi ma soddisfatti della giornata. 
La mattina dopo, a colazione, ci sono state esperienze mistiche e degustazioni della minestra della sera prima: è partito tutto da Ismael che ha preso una solo cucchiaiata; Gioele, poi, ha sfidato Ismael mangiando direttamente con la tazza dalla scodella e infine Giordana ha sfidato Gioele, mischiando una tazza di latte con la minestra, tra il disgusto generale.
Arrivati in quadrato abbiamo parlato poi delle diverse nazionalità e delle diversità di ogni paese: in particolare ci siamo soffermati sulle varie bandiere che l'Italia ha "cambiato" nel corso dei secoli: ad ogni ptg era stata assegnata una bandiera e, giocando a battaglia francese, doveva cercare di prendere più bandiere possibili dalle altre basi, concentrandosi su quella attuale.
Neanche il tempo di scambiarci due parole sul gioco che arriva un cavaliere che, spavaldo, ci sfida e ci dice che la sua stella è nascosta e che non riusciremo mai a trovarla; l'unico modo per trovarlo era di usare una tecnica di mappatura, cioè quella dell'azimut.
Vengono così formate nuove bi-pattuglie: noi corvi dobbiamo creare la mappa con la ptg lepri. Finito di fare la mappatura, ci organizziamo per preparare il pranzo: dopo aver fatto legna, cuciniamo insieme alle lepri. Durante il pranzo c'è stato un inconveniente: la felpa di Ismael infatti si è completamente squagliata vicino al fuoco per la scarsa attenzione di entrambe le pattuglie.
Ripulito il luogo dell'uscita, ci siamo riuniti in quadrato per ultimare il gemellaggio tra i nostri reparti: i due capi reparto si sono scambiati i fazzolettoni di gruppo e ci siamo dati un invito per incontrarci nuovamente ad un'uscita.

Nonostante varie difficoltà non vedo l'ora di di ripetere questa nuovissima esperienza con il reparto di lariano.


Davide Ptg Corvi




Foto dell'uscita

lunedì 22 aprile 2019

Laboratori Arti e Mestieri

Sulle nuove generazioni se ne sentono di tutti colori: i giovani d’oggi hanno perso ogni abilità manuale, sono sommersi dalla tecnologia, non hanno rispetto per gli anziani, saranno adulti mai cresciuti, non colgono e non conoscono il fascino delle cose, del fatto a mano, del manuale.
Negli ultimi due mesi, i ragazzi e le ragazze del Reparto Brownsea del gruppo scout CNGEI di Albano hanno avuto l’opportunità di partecipare ai laboratori di Arti e Mestieri organizzati in collaborazione con il Comitato di Quartiere e il Centro Anziani di Pavona. Ragazzi dai dodici ai quindici anni hanno osservato e imparato tecniche di lavoro manuali e artigianali tramandate dalle mani esperte dei Più Grandi. Gabriel, il più grande dei ragazzi, mi parla con entusiasmo del laboratorio sulla creazione di cesti di vimini tenuto dal maestro Bruno Gomboli;
Gioele, quattordici anni, mi racconta del corso di saldatura con Nino il fabbro. Sapete come imbottire il sedile di una panca? I ragazzi e e le Ragazze del reparto Brownsea, sì. Dalla pittura alla lavorazione del cuoio, si è cercato di sperimentare di tutto con l’obiettivo di avviare nel proprio quartiere un progetto di inclusione sociale, proposta lanciata con un bando nazionale del CNGEI, l’associazione italiana di scautismo laico. La scelta di coinvolgere il centro anziani ed altri esterni per insegnare ai ragazzi tecniche e conoscenze pratiche sempre meno diffuse tra i giovani viene accolta con calore da tutte le parti coinvolte. Per qualcuno non si tratta di una prima volta: con il comitato di quartiere Pavona 1 il gruppo scout ha già avviato diverse attività, tra cui la manutenzione e l’utilizzo della Casetta delle Associazioni, dove una delle unità del gruppo scout ha la sede.
Franco Spigarelli, un promotore del centro anziani, marito della consigliera Augusta Grassetti, e Pierino d’Ambrogio, vice presidente, mi confidano l’entusiasmo inaspettato di questa prima collaborazione con il nostro gruppo scout, spiegandomi le motivazioni per cui è stato importante e produttivo avviare un progetto del genere: “Tramandare è importante; noi veniamo da famiglie di contadini, di artigiani: ciò che abbiamo insegnato in questi laboratori ai ragazzi per noi era quotidianità, era l’ambiente circostante, era naturale. C’è un fascino nella manualità e negli oggetti che rischiamo di perdere, e sarebbe un peccato.”
Per fortuna, insegnare non è mai una donazione a senso unico; è uno scambio, una condivisione, e le nozioni e le tecniche tramandate ai ragazzi sono ripagate con un entusiasmo e un’attenzione così inaspettati da mettere in discussione le convinzioni dei più grandi.
“Non ci aspettavamo tutta questa pazienza e tutta questa voglia di fare, di provare con le proprie mani; anche loro ci hanno insegnato qualcosa, perchè contrariamente a quanto si è soliti pensare, i giovani sanno insegnarci tantissime cose, non solo come usare il cellulare”, mi confida Franco Spigarelli sorridendo.
La conclusione dell’evento è il laboratorio di cucina, con una grande cena annessa. Quattro chef, quattro squadre di esploratori, quattro portate una più buona dell’altra per un banchetto di quaranta persone. Assisto in qualità di “giornalista” alla preparazione delle portate realizzate dagli chef -che hanno visi conosciuti ad alcuni scout, come Nonna Pina e Nonna Netta, o al centro anziani, come Paolo e Mina- e dai loro giovanissimi aiutanti, e con immenso piacere anche alla cena. Ogni boccone sa di amore ed esperienza misto a curiosità e collaborazione. La bontà dei piatti non è che il riflesso della cooperazione nata due mesi fa che ha lasciato ai ragazzi competenze originali, a volte in via d’estinzione, che non andranno perse. Si conclude così questa prima esperienza di condivisione tra il centro anziani, il comitato di quartiere e gli scout, dalla quale nasceranno sicuramente nuove collaborazioni in futuro.
Galatea

sabato 20 aprile 2019

Il campo nazionale non si può dimenticare

“Fra ci farebbe piacere se scrivessi un articolo sul Campo Nazionale, quando puoi invialo”. Questo il messaggio che, dal calore della mia Argentina, mi ha trascinato nuovamente in Italia; ammetto di aver avuto un momento di panico e di aver pensato: “Fantastico, ora cosa scrivo considerando che neanche mi ricordo come si parla italiano?”. Poi ripensandoci, ho capito che la mia paura di scrivere non era realmente legata alla lingua o ad altro: mi sono resa conto di quanto la mia vita in questi ultimi mesi sia cambiata in modo radicale e che, dopo essere salita su quel grande aereo bianco e azzurro il 23 agosto, io al Campo Nazionale non ci abbia più pensato. Credo che sia proprio ora che inizi a mettere nero su bianco i miei ricordi e le stupende esperienze vissute, che mi accorga di quanto il CN sia stata un'avventura memorabile e ricca di momenti magici. Tutte le volte che torno da un campo mi chiedono cosa abbia fatto e ogni volta, raccontando le attività, mi sembra di sminuire ciò che realmente viviamo e soprattutto ciò che proviamo;
Il CN è stato un campo pieno di attività diverse e uniche nel proprio genere ed è stato accompagnato ogni giorno, ogni ora, ogni minuto da intense emozioni dalle quali difficilmente mi dimenticherò. Non potrò mai dimenticare quanto mi sono sentita impotente, una goccia in un oceano, davanti all'enorme numero di tende e di Esplo che popolavano Vialfrè. Non potrò mai dimenticare la gioia e i sorrisi di quando ho scoperto che le mie amiche del Tecnicamp erano le anche mie vicine di sottocampo. Non potrò mai dimenticare il sapore dei cereali in scatola che ci hanno accompagnato per ben 15 giorni, anche se sarebbe meglio farlo. Non potrò mai dimenticare come, anche se sono l'antisport, mi sia potuta divertire alle Olimpiadi e in altre attività “fisiche”. Non potrò mai dimenticare il “Rido per non piangere” quando abbiamo trovato il campo completamente allagato e la tenda distrutta, il tutto risolto con un lavoro di squadra che ancora oggi mi rende orgogliosa della mia pattuglia. Non potrò mai dimenticare l’hike più faticoso di tutta la mia vita che mi ha regalato viste mozzafiato e un momento di riflessione con me stessa; lassù sono stata una cosa sola con le montagne e l’aria gelida, lassù mi sono resa conto di ciò che stavo per lasciare, andando verso l’ignoto, come Ulisse che lascia la sua Itaca. Non potrò mai dimenticare le canzoni cantate a squarciagola, cantate così forte da farci lacrimare gli occhi, così forte da farci riconoscere da tutti, così forte da riuscire a sovrastare tutto il rumore di 4500 Esploratori, così forte perché non avevamo niente da perdere se non la voce. E soprattutto non potrò mai dimenticare il mio ultimo fuoco: è stata una delle poche volte in cui abbia mostrato le mie emozioni senza vergogna, senza pensare “Io non piango, io sono quella che non piange”; iniziare a parlare e sentire le proprie parole bloccarsi in gola e poi sciogliersi insieme a lacrime sincere mi ha aperto gli occhi su quanto il CN fosse stata un’esperienza preziosa ed anche il modo migliore per concludere un’avventura e iniziarne di nuove. Parlando di avventure posso dire che ne sto vivendo e ne vivrò tante altre, ma credetemi, il Campo Nazionale non lo potrò mai dimenticare. -Francesca

giovedì 31 gennaio 2019

Frammenti di vita

Il sorriso di una ragazza vista per strada e poi mai più. 
Una frase di tua madre, un rimprovero o un elogio. 
Quel pianto per una perdita. 
Quella volta che hai visto tuo figlio ridere. 
Quel profumo. 

Momenti fermi nella memoria anche se apparentemente identici a tanti altri. Quel momento, esattamente quello, non un secondo prima o dopo. Cristallizato nell’archivio, insieme a tutti gli altri, sotto il nome Frammenti di Vita. 
Il 29 Dicembre, in un orario imprecisato del pomeriggio, ho aggiunto un Frammento alla mia collezione. Mani insaponate, parannanza verde d’ordinanza, lavapiatti aggiunto della Cambusa Ubunti e Bisunti. Campo Invernale di Sezione, tre unità più il Clan. Fa freddo, nella sala principale c’è il Branco, non stanno facendo attività. I lupetti sciamano, ridono tra loro. C’è la compagnia, appena rientrata da un escursione. Facce stanche, comunque felici. Qualcuno prende la chitarra, non ci sono adulti a sollecitare un canto. Una voce, poi la seconda, poi tutti insieme. Rover e lupetti, ragazzi e bambini, donne e uomini di domani. Un momento magico che da solo risponde alla domanda “ma chi te lo fa fare?”. Se ci sono, se ci siamo, è per momenti come questo.
Le facce rosse per lo sbalzo di temperatura, qualcuno ballava. Una canzone quasi strillata, a far tremare le mura e far indietreggiare le paure, che tutti insieme ce la facciamo. Grandi e piccoli, ragazze e bambini. Qualche adulto in disparte a godersi la scena, i sorrisi felici.

Per qualche minuto è stata gioia pura, limpida. Si poteva toccare. Io c’ero, ho visto. C’è speranza, c’è ancora speranza!
 Grazie.
Carlo
Senior

giovedì 13 dicembre 2018

La bottiglietta

Sono mesi -cinque lunghissimi mesi ormai- che traccheggio con questo richiestissimo articolo sul campo nazionale.
Si tratta di una delle esperienze più divertenti ed emozionanti della mia giovane vita, ma per qualche inspiegabile blocco dello scrittore in tutto questo tempo non sono mai riuscita ad andare oltre le sette, otto righe. Introduzioni non all’altezza di un’avventura del genere, ricordi ed emozioni non imprimibili su carta e una resa finale mi hanno totalmente scoraggiata. Ma poi, dopo cinque mesi da questa avventura, in una giornata come tante, in un rarissimo e prezioso momento di noia, mi viene voglia di guardare i video sul campo che sono stati postati su youtube tempo fa.
E, incredibile ma vero, signori, mentre ripenso nostalgica a quei momenti magici, mi arriva una notifica sul telefono. Un insolito messaggio sulla chat di instagram da parte di un profilo sconosciuto mi riporta il cuore direttamente a Vialfré: “Ehi ciao! Sono una scout del gruppo Anzio-Nettuno e aprendo le bottigliette di spirituality ho trovato il tuo nome e pensato di scriverti!” Sarebbe impossibile pretendere di spiegare con chiarezza la sopracitata attività delle bottigliette, ma vi prego, gentili lettori, di credermi quando vi dico che le emozioni scintillanti che provano i bambini piccoli davanti a una sorpresa si ripropongono occasionalmente nella vita dei più grandi e degli esseri in transizione tra l’infanzia e l’età adulta, ed è bellissimo, sempre. Perché nel ricevere questo messaggio, il mio cuore ha fatto un salto per la sorpresa: sono tornata indietro, nel momento esatto in cui, scrivendo il mio nome sul foglietto da mettere nella bottiglietta, mi chiedevo a chi -e se- sarebbe mai arrivato. Poteva essere un ragazzo, una ragazza, primo anno, quarto, capo, vice, ultimo di pattuglia, bello, simpatica, esperto di astronomia o campionessa mondiale di dama cinese. E finalmente scopro, dopo tanto tempo da questi pensieri dubbiosi, che si tratta di Aurora di Anzio-Nettuno, ultimo anno di reparto, molto carina e socievole. E dopo la sorpresa, sento la soddisfazione di chi ha trovato una (piccola) Risposta. Ed è così che decido di rimettermi al lavoro per condividere con voi lettori, scout e non, delle emozioni e delle avventure che io e altri 4500 scout abbiamo avuto l’onore di vivere. Ci sarebbe una lista infinita da fare per elencare tutto ciò che ha reso questo Campo Estivo indimenticabile. I numeri: giganteschi, immensi.
La quantità di esploratori, capi, rover ed esterni che hanno vissuto questi tredici giorni insieme è commovente. Le amicizie che si creano inevitabilmente in questo tipo di eventi: immaginate quanto può essere bello vivere con un’Italia in miniatura, tante regioni diverse in ciascun sottocampo. E visto che l’Italia non ci basta, aggiungiamo un po’ di internazionalità! Francesi, spagnoli, egiziani, inglesi, israeliani, tedeschi e polacchi. Tante lingue, tanti dialetti per rendere più colorate le nostre giornate. Immaginate che bello lo scambio di fazzolettoni e numeri di telefono di esploratori dall’altra parte del Paese, o anche fuori! Le attività: le più avventurose mai fatte, di terra e di acqua. Per esempio, non avrei mai pensato di fare rafting sul Po, in una collaborazione di esplo Roma-Napoli, farmi trascinare dalla sua corrente fredda, pagaiare senza sosta godendo di ogni singolo schizzo d’acqua sul viso. Hebertismo, pionierismo e orientamento utilizzati in modo intelligente e coinvolgente. Persino le Olimpiadi, abbiamo vissuto! Gli spettacoli serali, poi...! Tra musica, teatro e ospiti abbiamo partecipato live alla trasmissione serale dell’anno. Colonna sonora del nostro viaggio: “C’è avventura”, che ho sopportato così poco negli ultimi giorni di campo (non si ascoltava altro!) e che adesso mi piace sempre di più. E chi potrà mai sapere cosa si prova a mangiare scatolame per giorni, e finalmente a sentire il palato ringraziare con un evento culinario speciale, basato sulla condivisione delle tradizioni regionali in cucina? Noi che abbiamo vissuto il Folkorama Day, sì.
E le attività individuali per mettersi alla prova con gente nuova, la vastità di corsi proposti; per citarne solo alcuni, il laboratorio di lavorazione del rame, forgiatura di coltelli, pizza napoletana, scrittura creativa e grafica manuale del manifesto. Insomma, abbiamo imparato di tutto.
Non si può non parlare dell’hike; io auguro a tutti voi che state leggendo di Camminare almeno una volta, di farlo sul serio, di capire davvero la profondità del camminare nei boschi, faticando con lo zaino in spalla, di apprezzare la genuinità della commozione su una vista mozzafiato dall’alto di una montagna, della meraviglia del trovare la Felicità nelle piccole cose: una fonte di acqua fresca, una forma di formaggio regalata da un tuo Capo Reparto, una notte nella stalla e l’alba sui monti con una vera amica affianco.
Magia, signori, parliamo di Magia. E per rendere il tutto completo, tornati al campo, le attività di spiritualità, in cui entrare in contatto con sè stessi, in cui riflettere, commuoversi, ragionare e ritrovarsi a scrivere il proprio nome su un foglietto, da spedire a uno scout CNGEI di chissà dove. Ora, l’elencazione non è sicuramente il modo migliore per descrivere ciò che si prova a vivere un’esperienza così, ma, carissimi lettori, accontentatevi e fidatevi dell’entusiasmo di una ex-esploratrice che non finisce di emozionarsi davanti a dei bei ricordi, come la mappa di Vialfré e della nostra città di tende. Fidatevi degli aneddoti infiniti e divertenti che dei gruppetti di ragazze e ragazzi si raccontano nelle tende, la notte, per ricordare quei bei momenti. Fidatevi dello scoutismo, che è ciò che potrà raccontarvi al meglio cosa vuol dire respirare l’aria pulita di montagna. Fidatevi dello scoutismo, che saprà spiegarvi cos’è la comunità, cos’è la condivisione, cosa sono i valori. Fidatevi di me, quando vi dico che sono stata una dei 4500 fortunati che hanno vissuto il CN 2018 in prima persona. 
 Galatea

lunedì 26 novembre 2018

Ma tu, AI BOYSCAUT, accendi il fuoco con le pietre?

Ciao a tutti! Comincio con un saluto perché ci sono talmente tante cose che vorrei raccontare che non so proprio da che parte cominciare. Forse sarebbe meglio partire dall'inizio, voi che dite? Io sono Flavia, sono nuova, vengo da un gruppo AGESCI ed ho fatto già un anno di reparto. Ho poi deciso di prendere un'altra strada, ho coinvolto dei miei amici ed eccomi qui! Credo di parlare a nome di tutti se dico che questa uscita appena passata è stata davvero indescrivibile, naturalmente in senso positivo. Sabato pomeriggio siamo partiti da Genzano, dal palazzetto dello sport e siamo arrivati a Lanuvio, al Ciampacavallo. La camminata non è stata esagerata come quella dell'uscita precedente ed è stata piacevole.
Il posto è bello, ci ero già stata più volte. Appena arrivati ci siamo messi all'opera e abbiamo montato le tende mentre altri facevano legna, anche se non ce n'era moltissima.
L'ambientazione dell'uscita era “Isola nel Triangolo delle Bermuda”. Dovevamo partire per andare a Santo Domingo, ma poi l'aereo, attraversando una tempesta, è uscito dalla rotta, è entrato in avaria ed è precipitato in mare dividendosi a metà.  Ci siamo ritrovati come naufraghi su un'isola deserta. A quanto pare, sull'isola non eravamo soli e dovevamo spiegare agli individui che la abitavano che eravamo brave persone utilizzando il linguaggio delle immagini.
Ogni pattuglia ha reso l'idea nel modo che credeva più corretto. Successivamente noi nuovi dell' AGESCI abbiamo ricevuto i fazzolettoni e ci siamo sentiti finalmente parte del gruppo.
Durante la cena abbiamo scoperto che l'isola era effettivamente popolata da un altro individuo. Era un naufrago come noi, capitato sull’isola anni fa durante una regata in braca a vela. Matteo sarà un nuovo capo dello staff. Ho notato che molti dei “più anziani” lo conoscevano già, altri come me si sono limitati a sorridere. Durante il fuoco serale Matteo ci ha fatto conoscere diverse cose davvero interessanti su B.P. e di quando si trovava a Mafeking per la guerra.
Al fuoco serale dovevamo anche portare qualcosa che ricordasse l'avventura che avevamo vissuto fino a quel momento cambiando il testo di una canzone e cose simili. Noi Tigri abbiamo modificato le parole della canzone del campo nazionale ed è venuta benissimo! Abbiamo fatto anche dei giochi di Kim (quelli dei 5 sensi).
Alla fine del fuoco abbiamo fatto una staffetta con una candela (uno camminava con una candela accesa in mano facendo attenzione a non farla spegnere. Se si spegneva si doveva ricominciare da capo) e poi siamo andati a dormire.
La mattina seguente, dopo la ginnastica e la colazione, abbiamo imparato nuove tecniche per accendere il fuoco, utilizzando anche l'acciarino medievale, così quando mi chiederanno “Ma tu AI BOY SCOUT  accendi il fuoco con le pietre?” risponderò di sì.


Purtroppo noi Tigri non siamo state proprio il top ad accendere il fuoco, ma in compenso alla gara di cucina che abbiamo fatto subito dopo sì.
Ogni pattuglia doveva cucinare un piatto a base di pesce e noi abbiamo scelto l'orata al cartoccio. Sarà stata la fame ma era buonissima!
Dopo circa una mezz'oretta di tempo libero, in cui abbiamo smontato le tende e lavato le pentole, abbiamo giocato a palla avvelenata, un gioco in cui io sono particolarmente negata, come del resto in tutti quanti i giochi di squadra.
Alla fine della riunione i capi pattuglia hanno fatto la promessa da capi.
E' stata davvero una bella esperienza.
In fondo però lo scoutismo è questo: fare delle esperienze tutti insieme che si ricordano per tutta la vita.


Flavia T. - Pattuglia Tigri




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domenica 20 maggio 2018

Torneo regionale roverino Branca E

L’immagine dei miei capi che quasi mi implorano di giocare, esasperati dalla mia solita partecipazione passiva o svogliata in qualsiasi gioco di squadra, è stata una delle costanti che ha caratterizzato i miei fantastici anni di Reparto. Qui che scrive è un’esploratrice dell’ultimo anno che, per chissà quale processo psicologico, cerca di scoprire in tutte le sue ultime esperienze di reparto l’entusiasmo un po’ nostalgico che aveva ai tempi del primo anno. Qui che scrive è quindi una delle persone meno sportive e competitive di tutto il CNGEI - almeno fino a poco tempo fa - ma allo stesso tempo reduce dalla finale della prima edizione del Torneo Regionale di Roverino nel Lazio, che ha avuto luogo domenica 13 maggio al parco della Caffarella, Roma. Per chi non sapesse cos’è “Roverino”: si tratta del gioco scout più quotato da fare in squadra e all’aperto. Due squadre, un portiere a squadra, un bastone a portiere, un cerchio di gomma (il roverino) da lanciare e centrare con il bastone del portiere. Facile no? No. Tutte le regole che ci sono in mezzo la rendono un’impresa assai ardua: attenzione agli “scalpi”, al numero di passi e passaggi e, nel dubbio, corri, corri sempre! Per fortuna, non si gioca soli. Anzi, la parte più bella è nell’essere parte di una squadra. E te ne accorgi quando, al termine del torneo, senti una sensazione di nostalgia verso il clima che si era creato, l’intesa che stava nascendo fra te, la tua pattuglia e le pattuglie appena conosciute, come se avessi giocato con loro per tutta la vita e quasi vorresti non dover smettere, nonostante il dolore ai muscoli, i piedi che gridano vendetta e il sole che brucia sopra la testa. Il torneo è stata una vera e propria Occasione. Per me ha rappresentato una rivincita verso me stessa, verso tutte le mie convinzioni su quanto fossi inadatta a qualsiasi gioco o sport, anche in ambito scout, ma è stata anche l’opportunità di conoscere persone fantastiche e vivere davvero al meglio quella che avrebbe potuto essere una normalissima domenica mattina. Giocare nella finale di un torneo scout era da sempre stata un’utopia. Da sempre, ammiravo le squadre più forti come se fossero dotate di qualche super potere. Giocando, domenica, mi sono resa conto che l’unico potere è nella squadra, nel divertimento e nella voglia di mettersi in gioco, senza mai prendersi troppo sul serio. Me ne sono resa conto quando, un minuto prima di iniziare a giocare la finale, ho rivelato agitatissima alla mia squadra: “Ho paura.” E Leonardo, il nostro capitano, mi ha risposto: “Ma paura di cosa? Siamo in finale Gala, e anche se non lo fossimo stati, o anche se non dovessimo vincere, dove sarebbe il problema? Siamo la squadra-rivelazione, abbiamo giocato bene e soprattutto ci siamo divertiti! Praticamente abbiamo già vinto!” Ed era vero. Non abbiamo vinto l’ultima partita, non abbiamo ricevuto premi, ma al termine del gioco io ho pianto di gioia. L’emozione della competizione, quella bella e sana, ha cominciato a bollirmi dentro per tutti gli anni in cui l’avevo ignorata.
La consapevolezza di aver giocato bene, non per particolari doti sportive ma per il semplice fatto di aver dato tutta me stessa per divertirmi e per far divertire gli altri giocatori, è stata una sensazione davvero bella e vitale. I miei capi avevano ragione: c’è un motivo se gli scout giocano, se esistono Roverino, Palla Scout, Bandiera Svizzera e tanti altri giochi. Io ci sono arrivata un po’ tardi, forse, ma sono davvero contenta di averlo capito. Così contenta che non vedo l’ora di rotolarmi di nuovo sull’erba, di provare a fare un punto, di correre fino a stancarmi e di condividere questi piccoli momenti di entusiasmo con gli altri. Tutto questo l’ho capito grazie al Torneo. Un evento inaspettatamente bello che spero si ripeta negli anni fino a diventare una tradizione.
 Galatea

giovedì 26 aprile 2018

Albano in...fiore 2018!

Primavera: i fiori, le rondini, tanti colori, polline ovunque, gli insetti, l’umore oscillante, le giornate più lunghe, l’adorabile alternarsi del caldo torrido con le ultime piogge; l’impercettibile differenza tra allegria ed allergia. Ma con la primavera arrivano anche le belle iniziative, le collaborazioni, la voglia di organizzare qualcosa con la gente per la gente. E per il terzo anno consecutivo, noi scout CNGEI di Ariccia e Albano siamo stati lieti di aver partecipato all’evento Albano in Fiore, in collaborazione con l’associazione “XV miglio”. 
 L’obiettivo del XV miglio è proprio quello di offrire ai visitatori eventi in grado di esaltare la bellezza del nostro territorio e sinergie tra le imprese che possono valorizzarlo. Anche quest’anno, l’evento si rivela un successo. Ne è la prova la partecipazione numerosissima in entrambe le giornate, sabato e domenica 14 e 15 aprile. La distesa immensa di fiori, piante, anfore, piccolo artigianato che attraversa Villa Doria è stata percorsa da centinaia di piedi diversi. Quelli piccoli e veloci dei bambini, quelli dei genitori. Ho incontrato molti miei coetanei con i loro amici, signori e signore di età e città diverse e mi rendo conto di quanto sia bello organizzare qualcosa che intrattenga e incuriosisca un target così vasto di gente. Ed è bello quanto frenetico far parte dell’organizzazione!
Come scout, abbiamo deciso di contribuire con delle attività che rappresentassero il nostro stile di vita; il contatto con la Natura, la bellezza e il divertimento racchiusi nella semplicità, saper giocare e divertirsi anche senza l’uso delle nuove tecnologie. Per questo abbiamo gestito l’area ludica della manifestazione, organizzando un percorso con giochi di strada come il lancio ai barattoli, “schiaccia la noce”, tiro con gli anelli ed un percorso ad ostacoli con dei piccoli trampoli. Abbiamo fatto scoprire alcuni dei nostri giochi tipici, come “galletti”, “coccodrilli” e “scalpo” a bambini che probabilmente non pensavano di potersi divertire con così poco. Per i più grandi, un laboratorio per mostrare come creare del sapone con ingredienti naturali e di riciclo. Alcuni rover hanno tenuto un laboratorio di stampa serigrafica, la tecnica con cui hanno personalizzato e decorato borse e magliette. E visto che i fiori ci rendono irrazionalmente felici, i più piccoli hanno realizzato le bombe di semi secondo il metodo Fukuoka (botanico e filosofo giapponese), per invadere la città con una coloratissima esplosione di fiori.
Ce ne sono state di cose da fare, e anche quest’anno siamo tornati a casa dopo una bellissima esperienza, soddisfatti del nostro servizio per cercare di “lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato”.
Galatea
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lunedì 23 aprile 2018

Giornata mondiale della terra 2018

22 Aprile 2018, Giornata mondiale della terra. Quale giorno migliore per concludere con il nostro branco Mowha l' attività sull'educazione all'ambiente??? E allora tutti pronti, la caccia inizia presto e vede subito le nostre lupette e i nostri lupetti impegnati nella straordinaria iniziativa promossa dall'amministrazione comunale "puliamo Ariccia".
Siamo felici di condividere questo momento insieme ad alcuni membri dell'amministrazione stessa, alcuni genitori, volontari e fratelli scout dell'Assorider. 
I lupi muniti di guanti, bastoncini e buste sono felici ed entusiati di rendersi utili e di mettere in pratica quello che è un motto fondamentale per tutti i fratelli scout: "lasciamo un mondo migliore di come lo abbiamo trovato"!!!!!
Dopo circa due ore salutiamo e andiamo avanti, abbiamo un altro appuntamento importante! Raggiungiamo il parchetto di Ariccia ed è il nomento di una storia; una storia che parla di re, principesse draghi e cavalieri e sono felice di constatare che nonostante alcuni di loro conoscessero gia questa leggenda, tutti si mostrano particolarmente interessati e assolutamente felici di aiutare San Giorgio a sconfiggere il drago e portare in salvo la principessa e tutti i cittadini della città di Silene.... 
A piedi ci dirigiamo presso i giardini dei padri Somaschi, i lupi sono stanchi e affamati, il cuore di noi VVLL si riempie sempre di gioia quando li vediamo mangiare e giocare spensierati in mezzo ai prati!
A questo punto un altro impegno, il duca di Bakersville chiede ancora una volta aiuto ad Agata e a tutti gli studenti dell'accademia Holmes per costruire un sistema di difesa che tenga protetto il bulbo di fresia! E allora si da sfogo a tutta la loro creatività, alle loro abilita' manuali e al loro ingegno! La nostra caccia giunge al termine, torniamo a casa stanchi, un po' sporchi ma con molte prede cacciate!!! 
Tra noi VVLL un rapido confronto su come è andata la giornata, felici anche noi, forse più dei nostri lupetti, ed è questa la conferma per noi che ne vale proprio la pena!!!

Kaa